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giovedì 1 marzo 2012

slow design + design territoriale

Si può considerare design un oggetto del passato, trasformato, riadattato, modificato e reso quindi utilizzabile per il nostro presente? Certo che sì.
Se a questo si aggiunge poi che la manifattura dell'oggetto, dal concept alla realizzazione, è legata fortemente ad un territorio, e quindi alle sue espressioni creative ed artigianali, ecco che allora parliamo di slow design e/o di design territoriale.
E' questo l'input fondante del brand pipazzari.it. Coming soon...


mercoledì 1 febbraio 2012

"bellezze e brutture della città": un'intervista a telecastrovillari.tv


Un'intervista rilasciata alla web tv telecastrovillari.tv, è stato il momento per fare il punto sulla condizione urbanistica ed architettonica di una delle città più importanti della Calabria: Castrovillari.


www.telecastrovillari.tv

giovedì 1 luglio 2010

glam is glam

"Dal cesso. E' dal cesso che bisogna partire per capire un posto di notte. Altro che lampadari a cascata, i banconi bolidisti, le carcasse post-industriali, le caipirissime, gli sgabelli streamline (ancora? eh sì). Nel bagno, spesso impresentabile, anche nei locali più pretenziosi, quelli "esclusivi", dove l'invito te lo devono confermare all'ingresso, lo sguardo finalmente incontra se stesso. E la faccia che ci ritroviamo a portare. I neon chiarissimi e le piastrelle bianche completano l'ambientino. Marmi, nel migliore dei casi, porte da saloon, porte senza chiave (la droga, si sa...). Un po' di acqua nei capelli, uno sguardo ripassato alla perfezione e si è di nuovo pronti nel buio. Come piccoli Cattivi Tenenti. Al cesso incontri la gente, ti dai una rassettata, misuri i tuoi avversari/e. Sfigati, ciospe, a seconda, o troppo più in forma di te. Nel buio solo figure incerte. Sarà la luce a svelare tutto, la mattina dopo, senza il make-up..."
Questo lo scriveva Carlo Antonelli (direttore editoriale di Rolling Stone Italia) nella sua prefazione, Fuori, di notte, ad un libro dedicato al design dei locali notturni.
L'architettura dell'effimero, come definisco la realizzazione di locali notturni, è una di quelle pratiche progettuali forse più affascinanti. Disegnare un locale notturno, discoteca, disco-bar o lounge-bar che sia, ti riporta in una dimensione dell'interior design che travalica ogni confine: è creativa, è anticonformista, è divertente, ma soprattutto è glam (glamour): è cioè esattamente la rappresentazione di uno spaccato sociale, fatto di persone che vivono profondamente ed intensamente solo ed unicamente per ciò che è di tendenza, di moda.
E come dice Antonelli nel suo pezzo, è il cesso la rappresentazione di questo mondo, perché esso è il luogo delle vanità, la visione definita di questo mondo glam.

lunedì 1 marzo 2010

miscellanea

Qual è il confine tra locale e globale?...non credo esista più!
In un assolato pomeriggio d'inverno, passeggiando per le strade del centro storico della mia città, mi imbatto in una questa visione alquanto suggestiva: una donna musulmana, sul "suo" terrazzino di casa, tra panni stesi, antenna parabolica e profumi d'antichi intonaci scrostati...intonaci meridionali, però!
E' in questo esatto momento, quando cioè premo il dito per impressionare questa visione sulla mia macchina digitale, che penso seriamente a come stia svanendo la distinzione tra locale e globale, a quanto sia ormai effimero pensare ad un mondo sociale arcaico, fatto solo ed esclusivamente di tradizioni e riti autoctoni, di culture radicate nei loro spazi immutabili, fatti di pietre e saperi inattaccabili dall'incedere delle mescolanze.
E' in quell'esatto momento che penso allora, che è forse arrivato il momento di rivedere anche il mio modo di concepire lo spazio: non più solo come forza espressiva del luogo, ma anche e soprattutto come impregnante miscellanea di stili.

domenica 1 novembre 2009

home sweet home

La casa è l'unità più elementare dello spazio abitativo privato. In essa si manifesta il teatro della vita di una persona o di una famiglia.
La casa è al tempo stesso funzione ed estetica.
Funzione, perché è riparo, rifugio, circoscrizione rispetto allo spazio esterno; è la terza pelle, dopo l'epidermide ed il vestito, ed è la rappresentazione delle organizzazioni spaziali delle attività per una condotta di vita ordinaria.
Estetica, perché in essa si configurano le personalità di chi la abita, si evincono i gusti e le capacità decorative dei suoi abitanti, si esprimono status e potere, si descrive un microcosmo privato pronto ad aprirsi all'esterno ed alle sue vanità.
La casa, oggi, è uno dei sogni più inseguiti dall'uomo..."mi faccio casa"..."voglio una bella casa"...sono queste le ricorrenze che si ascoltano in giro.
Agli architetti, spesso, viene affidato il compito di concretizzare questo sogno. A noi, viene messa in mano la vita delle persone con tutti i loro desideri, con tutte le loro aspettative, nella speranza di potersi regalare uno spazio domestico davvero "bello".
La responsabilità verso questo tipo di attività è davvero tanta. Ecco perché credo che l'unica vera possibilità che abbiamo per garantire un risultato eccellente è quella dell'ascolto. Ascoltare il cliente e mettere da parte l'ego supremo che spesso ci avvolge, è la vera chiave di volta per mantenere vivo, e trasformare in realtà poi, uno dei pochi veri grandi sogni che oggi coltivano gli uomini.

In alto a sinistra "home sweet home", di Salvatore Dessì, 1997, legno e cemento armato, 150x50cm.

venerdì 1 maggio 2009

sapienza imprenditoriale e culturale

Mi piace riportare un articolo pubblicato su “la Repubblica” di Martedì 28 Aprile, a firma di Paola Jadeluca, che racconta la rinascita di un borgo abruzzese, Santo Stefano di Sessanio, che attraverso una sapiente operazione di marketing territoriale e di restauro architettonico, condotta prevalentemente con capitali privati, si è reso possibile ridare vitaliltà ad un luogo oramai abbandonato, facendolo diventare albergo diffuso, visitato ogni anno da migliaia di turisti. Un bell’esempio di sapienza imprenditoriale e culturale, dalla quale imparare tanto.

“Il borgo sostenibile, resiste al terremoto e fa business

PAOLA JADELUCA

«Non è un soltanto un progetto estetico a puri fini filantropici o etici, è un modello di sviluppo che crea remunerazione e ritorni economici da tutti i punti di vista. Un modello replicabile che ora stiamo applicando ad altri borghi abruzzesi completamente abbandonati». Daniele Kihlger, italosvedese, è l’artefice della rinascita di quella parte di Santo Stefano di Sessanio, il borgo abruzzese ritenuto tra i 100 più belli del mondo, che ha resistito al terremoto de L’Aquila. Un miracolo, è stato definito. Ma non si tratta di un miracolo. «E’ un esempio di normalità, non di eccellenza», ha spiegato Lelio Oriano Di Zio, architetto, partner di Kihlger che ha contribuito al restauro di quella parte di paese ancora integra, ricostruita con materiali antichi e competenze moderne, solai di legno e rispetto delle murature. Tutto il resto ha ceduto, compresa la Torre Medicea (nella foto), ristrutturata negli anni 6070 a colpi di cemento.
Daniele Elow Kihlgren, 40 anni, è un immobiliarista controcorrente. Invece di costruire villette a schiera, compra i borghi abbandonati, li restaura ripristinando architettura e arredi originari e li trasforma in alberghi diffusi. E ci fa i soldi. Il primo borgo che ha rilanciato è stato proprio Santo Stefano di Sessanio, a
1250 metri d’altezza, sotto il Gran Sasso. Ci era arrivato una decina di anni fa da Milano, dove è nato e ha sempre vissuto. L’ha scoperto girellando in motocicletta. E qui si è fermato. Non c’erano alberghi, le case erano diroccate, rimanevano 70 abitanti contro i 3000 di un tempo. In cinque anni una rivoluzione: la quotazione dei ruderi è aumentata di 20 volte, non si trova più un appartamento libero. Quelli che rimanevano li hanno comprati inglesi, belgi e francesi. Sono sorti oltre una decina di bed&breakfast, contro l’unico preesistente. I turisti, anche stranieri, arrivano pure d’inverno, le presenze sono schizzate a 7.300 l’anno. L’occupazione ha ricominciato a crescere, e tutto il territorio si è rimesso in moto. Con la sua società, Sextantio, e il supporto dello studio di architettura Di ZioDi Clemente, un architetto locale, ha acquisito edifici per 3.500 metri quadrati, tutti destinati all’albergo diffuso. Il borgo è ritornato come era un tempo. Ma Internet e connessioni wifi convivono invisibili con le antiche strutture.
Sotto l’ala protettrice di Fondazione Symbola, guidata da Ermete Realacci e Fabio Renzi, che promuove lo sviluppo della cosiddetta soft economy, Sextantio è una degli emblemi della Campionaria delle qualità italiane, la manifestazione promossa da Symbola insieme a Fiera Milano, che si tiene dal 7 al 10 maggio: una foto di gruppo delle eccellenze imprenditoriali del made in Italy. Appuntamento annuale che vuole diffondere un sistema economico che esprime valori unici.
Messe insieme tutte queste realtà realizzano quasi la metà del Pil. Il 44,3% del prodotto interno lordo è Piq, prodotto interno di qualità. La metà della ricchezza del nostro paese si deve a prodotti e servizi di pregio e di alto profilo. Non è una valutazione a spanne, la proiezione di parametri ideali che misurano beni intangibili. Il Piq è il nuovo indicatore messo a punto ormai da due anni proprio da Symbola: uno strumento di misura scientifica, attraverso la valutazione e l’incrocio di diverse variabili, quali l’innovazione, la ricerca, la creatività e i saperi territoriali, tutti distintivi della soft economy, economia cosiddetta leggera, basata su una serie di parametri che la società moderna considera indispensabili: il rispetto dell’ambiente, l’approccio eticamente compatibile, l’esaltazione dei patrimoni locali, la valorizzazione del patrimonio di conoscenza e competenza delle risorse umane. La vera new economy, voce sotto la quale si ritrovano aziende hitech, come Technogym e vitivinicole, come Arnaldo Caprai e Donnafugata, alberghi diffusi, a quelle di riscaldamento e condizionamento. Ci sono voluti anni per affermare come capisaldi delle organizzazioni moderne il rispetto dell’ambiente e della compagine sociale e intellettuale. Ora, finalmente, questi valori un tempo considerati a livello puramente teorico, compongono un paniere. Uno strumento quantitativo a tutti gli effetti, calcolabile in termini monetari e per questo comparabile con gli aggregati settoriali e di spesa pubblica.
«L’unicità contro
la serialità. Anche nel turismo è questa l’arma vincente del made in Italy», ha scritto il Financial Times parlando di Kihlger e del suo modello di sviluppo economico che si basa sul principio esattamente opposto a quello corrente: ricostituire l’originario rapporto tra il borgo e il paesaggio agrario circostante. «Sviluppo senza costruire», incalza The Times, che ha dedicato una pagina alla sua storia. Il risultato: un patrimonio unico, non interscambiabile, il cui valore, come un monumento, acquisisce con il tempo livelli incalcolabili.
Kihlger ha messo in moto un business che di solo turismo sviluppa 850 mila euro, il 30% di tutta l’attività che per il resto è immobiliare. Ora vuole esportare il suo sistema in altri sei borghi dell’Appennino dove si vedranno le potenzialità di sviluppo di questo modello applicato su larga scala. Pensare che era arrivato a Pescara per lavorare al cementificio di cui i nonni detenevano una quota. Il cementificio è stato ceduto. Ora pagherebbe per buttare giù gli edifici in cemento che deturpano il paesaggio.
”

www.sextantio.it

www.santostefanodisessanio.it

venerdì 1 agosto 2008

dalla cultura del consumo alla cultura del recupero

Le borse crollonano. L'alta finanza vacilla. La gente và in ansia. E il capitalismo dei grandi consumi, che fa?...trema, pensando alla non esatta durevolezza delle sue teorie.
E' venuto forse il momento di riconsiderare il tutto? Credo proprio di sì, e non solo nel campo dell'economia, ma in termini culturali più profondi.
Dobbiamo passare da una cultura del consumo a tutti i costi ad una cultura del recupero di tutti i costi...e per noi architetti, questo, significherà tanto!!!

domenica 1 giugno 2008

finestre sul futuro

Sette pensieri, uno al giorno, contro l'ansia di quello che sarà!

1. Profumi e sapori lontani per nuovi modi di stare insieme, sentirsi come a casa ovunque nel mondo.
2. Le basi solide del passato per imparare a progettare un'idea di futuro più leggera, ma non fragile.
3. I gesti spontanei dei bambini invitano alla fiducia in ciò che avverrà domani.
4. Riscrivere il rapporto con la natura: uno scambio che l'uomo non può interrompere.
5. L'attenzione verso gli alimenti è una scelta di purezza per noi e per l'ambiente. Lo raccontano l'aroma del miele e il segreto del polline, così come l'invisibile cromia dell'acqua e il suadente mistero della vita vegetale.
6. Tempo per riflettere. Un bisogno più grande di silenzio, per ascoltare se stessi.
7. L'attuale amore per le cose deve trasformarsi in amore per i valori delle cose.

venerdì 1 febbraio 2008

per un parco fluviale urbano

Valle del fiume Coscile ai margini della città di Castrovillari. Luogo magico. Luogo dell'infinito tempo perduto. E se diventasse un parco fluviale urbano?