giovedì 1 marzo 2012

slow design + design territoriale

Si può considerare design un oggetto del passato, trasformato, riadattato, modificato e reso quindi utilizzabile per il nostro presente? Certo che sì.
Se a questo si aggiunge poi che la manifattura dell'oggetto, dal concept alla realizzazione, è legata fortemente ad un territorio, e quindi alle sue espressioni creative ed artigianali, ecco che allora parliamo di slow design e/o di design territoriale.
E' questo l'input fondante del brand pipazzari.it. Coming soon...


mercoledì 1 febbraio 2012

"bellezze e brutture della città": un'intervista a telecastrovillari.tv


Un'intervista rilasciata alla web tv telecastrovillari.tv, è stato il momento per fare il punto sulla condizione urbanistica ed architettonica di una delle città più importanti della Calabria: Castrovillari.


www.telecastrovillari.tv

domenica 1 gennaio 2012

il filo rosso



Il filo rosso è innanzitutto un’infrastruttura mentale e culturale.
E’ il nome di un progetto integrato per legare insieme territori diversi solo per dislocazione geografica, ma vicini per identità sociale, culturale e ambientale–paesaggistica. Ambiti territoriali che abbracciano i due mari, Ionio e Tirreno, e che hanno come centralità urbana la città di Castrovillari, e di conseguenza il Parco Nazionale del Pollino.
Il filo rosso deve diventare, poi nel concreto, infrastruttura fisica, materiale, fatta di strade, percorsi, itinerari, paesaggi, architetture, emergenze monumentali.
Il filo rosso può essere il legante tra realtà urbane piccole o piccolissime, un metodo di progettualità del territorio fatta tra municipalità, capace di coinvolgere tutte le singole entità civiche intorno ad uno scopo comune, che è quello di tenere unite le risorse, di fare rete e di creare sviluppo intorno ad un modello condiviso di sviluppo che è quello del turismo naturalistico, culturale e vacanziero.
Il filo rosso coinvolgerà molti comuni del Parco Nazionale del Pollino del versante calabrese, sia quelli presenti nell’entroterra che quelli ubicati sulle coste, in modo da perseguire quel tanto agognato proposito di sviluppo definito, “dal mare alla montagna”.
Per far sì che questo progetto integrato trovi concretizzazione e fattiva realizzabilità, occorre pensare di infrastrutturare il territorio con delle “opere” materiali, indirizzate alla produzione di sviluppo locale e comprensoriale. Esse dovranno essere di valenza strategica, (infrastrutture primarie), e di raccordo locale, (infrastrutture secondarie), ma in entrambi i casi avranno come visione globale quella di realizzare un piano di crescita e di benessere basato sul turismo.
Si individuano alcune “opere” per rendere realizzabile il progetto de Il filo rosso.

A.     INFRASTRUTTURE PRIMARIE.

1.      La prima di queste infrastrutture è la Strada dei due Mari, una nuova arteria viaria, lineare, quasi interamente in galleria, dal basso impatto ambientale, che colleghi il Mar Ionio con il Mar Tirreno, e viceversa, passando nell’entroterra per Castrovillari. Un’arteria che metta in collegamento veloce le due principali “strade del mare”, la S. S. n°106 e la S. S. n°18, intersecando nella sua mezzeria uno dei principali canali di collegamento su gomma dal Nord al Sud dell’Italia che è l’autostrada A3 Salerno–Reggio Calabria, e una strada storica qual è la S. S. n°19. Un collegamento orizzontale e trasversale per muovere genti, merci ed esperienze dall’esterno della Provincia (le coste) verso l’interno (le colline e le montagne).

B.    INFRASTRUTTURE SECONDARIE.

2.     Parco fluviale del Coscile. Connettore ambientale e paesaggistico tra i comuni di Morano Calabro a Nord, Castrovillari, Spezzano Albanese e Cassano allo Ionio a Sud, il fiume Coscile, con i suoi oltre 50 Km di estensione, rappresenta una riserva naturalistica di prim’ordine, e la sua vallata diventa, in prossimità dell’abitato castrovillarese, la sede ottimale per un parco urbano in stretto contatto con il suo centro storico, e quindi con tutte quelle emergenze monumentali in esso presenti.
Inoltre, nel comune di Morano Calabro, il fiume si distingue per la sua bellissima sorgente nella contrada San Paolo, così come altrettanto suggestiva è la sua confluenza nel fiume Crati nel territorio del comune di Cassano allo Ionio. 
3.      I sentieri ciclo–pedonali. Usando alcuni tratti della dismessa linea ferroviaria Lagonegro–Spezzano Albanese Terme, ex Ferrovie Calabro Lucane, si potrebbe pensare di riadattarli come sentieri ciclo–pedonali, dando impulso così al turismo “slow”, basato sulla fruizione “leggera”, diretta e poco invasiva del paesaggio, divenendo al tempo stesso occasione di riqualificazione e di riutilizzo anche delle opere edilizie su di essi già presenti (caselli, ponti, gallerie), che sono, quest’ultime, oltretutto, patrimonio di un’antica e nobile sapienza artigiana del costruire.
Uno di questi tratti è, per esempio, quello compreso tra le vecchie stazioni (o caselli) di Castrovillari, Frascineto, Civita e Cassano allo Ionio. Si tratta di un percorso pianeggiante, naturalisticamente e paesaggisticamente interessante, e per di più facilmente ed immediatamente adattabile allo scopo precipuo.
Identicamente a quanto sopra descritto, in una visione strategica d’insieme, l’esperienza potrebbe essere replicata anche sul tratto dismesso della ferrovia, a Nord di Castrovillari, coinvolgendo così i comuni di Morano Calabro, Mormanno, Laino Borgo e Laino Castello, o pensare addirittura di travalicare il confine regionale, includendo centri come Rotonda, Viggianello, Castelluccio, Lauria e Lagonegro, appartenenti al versante lucano del Parco Nazionale del Pollino.
Riferimento normativo: Legge 24 Dicembre 2007 n°244, articolo n°2, comma n°342 e 343, Fondo per il recupero di alcuni tracciati ferroviari in disuso e per la loro trasformazione in piste ciclo-pedonali.
Bibliografia: “Dalle rotaie alle bici. Indagine sulle ferrovie dismesse recuperate all'uso ciclistico.”, a cura di Giulia Cortesi e Umberto Rovaldi, F. I. A. B. – Area tecnica, Marzo 2011. 
4.    La via delle vigne e delle ville. Nel territorio del Pollino sono presenti due eccellenze finora poco valorizzate.
La prima di queste è il “distretto” del vino D. O. C. del Pollino, che è stato individuato con un Decreto del 1975, e delimitato all’interno dei comuni di Castrovillari, San Basile, Saracena, Cassano allo Ionio, Civita e Frascineto. Partendo da questo assunto fondamentale occorrerà creare una rete per la valorizzazione del prodotto enologico d’eccellenza, in primo luogo immaginando di unire tutti gli ambiti di produzione esistenti (le cantine, le cooperative agricole, ecc. ecc.) e le aree rurali coltivate a vigneti con un percorso turistico ben definito, fatto di strade interpoderali, comunali e rurali, da riqualificare, piste ciclo–pedonali, da realizzare (e collegabili al precedente punto 3.), architetture campestri, minori e tipiche, da ristrutturare, cantine sociali, da riconvertire, ampliare e innovare: questo percorso sarà “La via delle vigne”.
La seconda di queste eccellenze, più tipicamente associabile a Castrovillari, (ma non solo!), è rappresentata dal diffuso patrimonio architettonico delle ville nobiliari storiche di campagna, presenti soprattutto nella zona “Vigne” della città. Questo ambito architettonico–paesaggistico coincide con quello appena sopra descritto, e pertanto fortemente legate nella realizzazione di un progetto per un percorso di turismo enologico e culturale.
Riferimento normativo: D. P. R. 4 Giugno 1975. 
5.      Sistema integrato archeologico. Le risorse archeologiche presenti nel comprensorio del Parco sono innumerevoli e diffuse sul territorio, e coprono ere storiche diversissime, dalla Preistoria al Medioevo. Un sistema che raccordi tutti i siti archeologici finora portati alla luce si rende necessario. Si rende necessario, però, in prima battuta, dare fruibilità alle singole aree. Ogni comune deve impegnarsi ad investire risorse dei propri bilanci per la realizzazione di piccoli “Parchi archeologici”, delimitati, infrastrutturati, accessibili e protetti, e poi, dopo questa azione preliminare, si deve pensare alla formalizzazione di una rete di tutti i siti di interesse storico–archeologico. Tale azione permetterebbe al turista di godere di un’offerta variegata, fatta anche di storia e cultura. 
6.     Le arterie storiche. Il paesaggio è attraversato da importanti arterie viarie appartenenti ad un passato non proprio recente. Una di queste è per esempio l’ex S. S. n°19 delle Calabrie. Essa rappresenta un manufatto infrastrutturale di grande valore, perché per decenni ha incarnato l’unico veicolo di trasferimento dei saperi, delle culture, degli usi, delle memorie, dei costumi, delle economie, da un punto all’altro della Calabria, ma anche, e soprattutto, da e verso città importanti del sud Italia, come Napoli. L’abbandono di questa viabilità, a favore dell’autostrada, ha depauperato il territorio ai minimi termini. Per questa ragione, se si immagina un modello di sviluppo legato al turismo, anche sostenibile, deve porsi in campo un’azione di rivitalizzazione di questa arteria, come di tante altre importanti arterie storiche che segnano i luoghi di questo Parco Nazionale. L’obiettivo deve essere quello di spingere il turista ad abbandonare la caotica e frenetica viabilità autostradale a favore di queste viabilità “minori”, offrendogli un percorso lento, paesaggisticamente unico e fatto di borghi, paesi, campagne, città, salite e discese, curve ampie e curve strettissime, manufatti viari (ponti, gallerie, viadotti) dalla grande valenza ingegneristica e dal grande valore storico.
Affinché il turista faccia questo passaggio, dalla velocità alla lentezza, occorre offrirgli una proposta alternativa più allettante, rispetto a quella della corsa in autostrada. Già le premesse di sopra sono valide, e andranno divulgate, ma se a quelle si abbinasse qualcos’altro non sarebbe male. Ed in quest’ottica, l’arteria storica, per esempio, potrebbe diventare una grande infrastruttura culturale se la si immagina come una galleria di arte contemporanea a cielo aperto: si usano gli spazi della strada, slarghi, piazzole, belvederi, per installare opere d’arte che, il passante, si ferma ad ammirare insieme al paesaggio, sapendo che, lungo un percorso organizzato e studiato, troverà oltre che alla meraviglia ambientale anche un angolo di ristoro per la mente, e, legandolo a quanto finora descritto, anche la possibilità di abbinare esperienze diverse, che vanno dall’enologia alla passeggiata lungo una vecchia ferrovia, o lungo un parco fluviale.


Il filo rosso è un progetto salvatoredessìarchitetto per "Mimmo Lo Polito Sindaco".

sabato 31 dicembre 2011

last-first


Last: l'ultimo giorno dell'anno è quello dedicato ai bilanci. 
First: il primo giorno dell'anno è quello dedicato alle attese.
Qualunque sia stato il Vostro 2011, spero tanto che il 2012 sia migliore.
Auguri per un futuro diverso.

giovedì 1 dicembre 2011

intervista su europaconcorsi.com

Quando hai capito di voler diventare architetto?
Da bambino. Avevo otto anni, o giù di li, e mi dedicavo a disegnare piante di edifici, a leggere riviste di arredamento che trovavo in casa. Fare l'architetto non è mai stata solo l'idea di "fare un mestiere". E' sempre stata una passione.
Chi è stato il tuo maestro?
Ho avuto due grandi maestri. Il primo è stato mio padre: da lui ho imparato tutto sulla vita, ma soprattutto tutto quello che attiene le relazioni interpersonali. E' stato lui ad insegnarmi come comportarmi e come prendere le persone. Il secondo, mio nonno Luigi. Mi ha iniziato all'invenzione. E' sempre stato un grande artigiano delle idee, e da lui ho appreso l'arte del fare.
Quando progetti, qual'è la prima cosa che fai?
Mi lascio suggestionare, dal cliente in primis, e successivamente dal luogo. Poi mi fermo. Metabolizzo il tutto per un po' di tempo, e "voilà"...il progetto arriva!
La tua casa brucia, quale libro, quale film e quale opera salvi?
Trilogia di New York di Paul Auster, e poi mi porto via "Maddalena", una scultura in legno d'olivo fatta da me.
Con quale architetto del passato faresti volentieri quattro chiacchiere?
Le Corbusier. Da bambino il primo libro di architettura che mi sono fatto comprare è stato una sua monografia. Da quel libro, e dai progetti che ne leggevo, ho imparato a disegnare "pulito", chiaro, essenziale. Se avessi la possibilità di farci quattro chiacchiere gli chiederei: "Maestro, come faceva?"...e aspetterei la sua reazione!
Qual è il tuo materiale da costruzione preferito?
L'aria! Il vuoto dello spazio, la sua aria aleggiante, è il primo materiale che un architetto deve "gestire" nel suo progetto, ed è anche quello che rimarrà dopo la sua costruzione, negli interstizi della sua forma, nelle volumetrie dei suoi ambienti.
Beatles o Rolling Stones?
Beatles. Oltre che una band musicale, i Beatles sono stati un concentrato di moda, creatività, tendenza. Hanno formato e informato una generazione, ed un po', hanno anche cambiato il mondo.
Mac o PC?
PC...anche se spesso butto l'occhio al mondo Mac, che mi affascina terribilmente!
Le Corbusier o Mies?
Le Corbusier...l'ho detto prima perché!
Mouse o matita?
Entrambi. La matita è il senso tattile, olfattivo e di gusto del progetto. Il mouse è la vista e l'udito.
Firmitas, Utilitas, Venustas. Hanno ancora un senso oggi?
Oggi più che mai! C'è bisogno di darsi nel progetto delle "regole", dei principi, dei capisaldi da perseguire. Questi tre semplici concetti vitruviani non possono che farci bene, quando disegnamo lo spazio.
Esiste architettura senza architetti?
Certo. Nel passato la maggior parte del costruito era fatto da non architetti. C'era però allora una sapienza del costruire che aveva regole, metodi e pratiche dal forte valore condiviso. Oggi abbiamo perso questa condivisione del saper fare. Ed è per questo che si inciampa spesso in pessime costruzioni.
Esiste l'architettura senza la costruzione?
Sì. L'architettura delle idee. Sono quei castelli mentali che costruiamo dentro di noi. E' l'architettura più autentica, ma che difficilmente riusciamo a trasporre nel reale, o perché troppo complessa o perché troppo poco adatta alla vita vera.
La casa che vorresti abitare?
Quella che disegnerò domani! E' la casa che ancora deve venire, quella dei sogni profondi ed intimi, quella che è frutto di esperienze che ancora devo fare, quella che è futuro ma passato al tempo stesso, perché rappresenta il mio essere ed il mio divenire.
Qual è la cosa che disprezzi di più nell'architettura di oggi?
Le forzature di certe esasperate espressioni formali. La maniera di voler imitare qualcosa, ed in molti casi, la tristezza nel non riuscirci.
Gli architetti possono essere pericolosi?
Tanto, molto. Gli architetti scrivono il destino dello spazio abitato, vissuto. Una buona o una cattiva architettura ci consegna una buona o una cattiva qualità della vita.
La tecnologia digitale ha un ruolo nella definizione dell'architettura di oggi?
Sì, grande. Ti permette di "coprirti" dello spazio che stai disegnando, e ti permette di viverlo sulla tua pelle: questa esperienza "visivo-tattile" mi fa impazzire!
Qual è il tuo motto?
Vestire lo spazio.

martedì 1 novembre 2011

sulla committenza

Trovare il committente ideale è come trovare un ago in un pagliaio.
Per un professionista la committenza è la ricchezza del suo lavoro. (Ma può essere anche la sua sventura.)
Il committente giusto ti fa spendere il tuo tempo in modo "remunerativo". Non solo in termini economici, ma anche, e soprattutto, in termini intellettuali.
Il committente giusto è quello che fa il progetto insieme a te. E' quello che ti guida a dargli uno spazio disegnato su di lui. E' quello che si entusiasma ad ogni tua proposta, senza mai boicottarla per partito preso. E' colui che ascolta e parla al momento giusto. E' la persona che alla fine del tuo lavoro piange per l'emozione, per la mancanza del tuo apporto professionale. E' quello che anche dopo avergli consegnato un'opera conclusa ti chiama per chiederti se secondo te è meglio fare quella cosa o piuttosto un'altra.
Il committente ideale è un sogno. Ma a volte i sogni si realizzano.